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Visita ispettiva di Pietrucci nel reparto di Oncologia dell'Aquila

20 dicembre 2024 - 11:01

(ACRA) - “Un reparto che non funziona come potrebbe a causa prima di tutto di una spaccatura interna tra la parte ospedaliera e quella territoriale, che sta portando a conseguenze nefaste come gli zero iscritti alla scuola di specializzazione che quindi a breve chiuderà dopo trent’anni”. Queste le parole del consigliere regionale del Partito democratico, Pierpaolo Pietrucci che, insieme alla consigliera Comunale, Simona Giannangeli (L’Aquila Coraggiosa), ha nuovamente effettuato una visita ispettiva all’Ospedale dell’Aquila San Salvatore, nel reparto di Oncologia.  “Questa volta però - continua Pietrucci - non è tanto il caso di tirare in ballo la direzione generale Asl, quanto l’Università dell’Aquila che, nonostante la mia plateale protesta di sei mesi fa, continua a non intervenire per risolvere i motivi di questa disastrosa spaccatura tra due reparti, entrambi a direzione Universitaria, i cui effetti si riversano sui pazienti che sono allo stremo”. “Ormai ci sono anche delle denunce penali  - continua il consigliere regionale - che sono state effettuate per la presunta somministrazione di terapie non riconosciute dai protocolli nazionali e verso cui è stata fatta anche una diffida da parte della direzione generale. Eppure la situazione resta sempre la stessa, mentre un reparto delicato come quello della PET - dove si conferma o meno ai pazienti la presenza o la non recidiva di una neoplasia - dopo 15 anni è ancora nei container in un ambiente asettico e grigio, assolutamente non adeguato. Sono anni che mi batto per avere la Pet definitiva a L’Aquila nel disinteresse totale di chi governa”.   “Le vicende ascoltate oggi direttamente da loro e dai pazienti ci hanno particolarmente scosso - concludono Pietrucci e Giannangeli - e ci spingono a continuare a denunciare e a protestare, perché tutta la politica deve essere unita affinché l’Università in primis risolva i problemi dell’oncologia dell’Aquila senza più perdere tempo, perché farlo sarebbe criminale per la salute dei pazienti”. (com/red)

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